La storia

Nel 2007, in occasione della giornata mondiale della vista, una giovanissima scrittrice, Elisa Raimondi, ha dato alle stampe un volumetto intitolato Anche le principesse portano gli occhiali in cui descrive in chiave fatata il rapporto di amore e odio con i suoi “cristalli magici”.

Ci sono gesti che gli adulti fanno senza neanche pensarci, ma che ai bambini risultano mille volte più faticosi. Uno di questi è infilarsi un paio di occhiali. Elisa questa difficoltà l’ha conosciuta fin da piccola ma ha saputo accettarla e superarla, grazie alla pazienza della mamma ed alla propria capacità di non abbattersi. Da quella fonte ha anzi tratto lo spunto per scrivere un racconto ambientato in un regno immaginario: una principessa recupera il sorriso perduto grazie all’aiuto delle fate Iridine e di due cristalli incantati, che un adulto può interpretare come due occhiali e un bambino come due occhi magici, che aiutano a osservare il mondo senza pregiudizi per scoprirne tutti i colori.

Il dottor Dottor Magni, che per anni ha assistito Elisa aiutandola ad affrontare e superare il suo problema di visione, ha pensato che da quel libro potesse nascere un bel progetto di prevenzione visiva indirizzato ai bambini molto piccoli.

In particolare oggi, grazie alle nuove tecnologie, è possibile diagnosticare precocemente l’ambliopia, più comunemente conosciuta come occhio pigro (che ogni anno colpisce mediamente il 3% dei nuovi nati, portando a cecità monoculare) così come altri importanti difetti di vista, intervenendo in tempo per curarli.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dice che l’ambliopia rappresenta una delle principali cause di deficit visivo nell’infanzia e nei giovani al di sotto dei 20 anni. A causa di questa mancanza di prevenzione il 35% dei bambini che frequentano attualmente la scuola portano gli occhiali da vista e spesso manifestano anche difficoltà nell’apprendimento scolastico che potrebbero essere ricondotte a disturbi della vista.

Prevenire l’ambliopia ha anche un positivo risvolto socio economico, in quanto numerosi studi al riguardo hanno confermato che la spesa per uno screening visivo preventivo è di gran lunga inferiore a quello sostenuta per far fronte alle ricadute sociali di questa patologia se trascurata. Con ciò faremo risparmiare il cittadino, lo Stato e miglioreremo la qualità della vita dei nostri figli.

Così grazie al libro di Elisa, all’idea del dottor Roberto Magni e al sostegno dei Lions – che nascono come “Cavalieri della cecità”- è stato possibile dar vita a un progetto che per volontà del dottor Magni e per unanime consenso è stato denominato

Progetto Elisa per la diagnosi precoce dell’ambliopia

e che prevede screening visivi gratuiti rivolti a bambini in tenera età (10-22 mesi). Grazie a questi controlli è possibile intercettare in tempo importanti problematiche della vista che potranno trovare una positiva soluzione proprio grazie alla diagnosi precoce.  Lo screening oculistico in età pediatrica assume  una notevole importanza permettendo di evidenziare patologie che passerebbero inosservate, in rapporto all’età dei piccoli pazienti.

Un intervento terapeutico precoce, nella cura di parecchie affezioni oculari, permette di evitare che l’eventuale patologia in atto possa provocare danni irreversibili sulla funzionalità visiva del piccolo. Proprio nei primissimi anni di vita si sviluppa, infatti, la funzione visiva ed è in questo periodo che vanno evidenziate e, per quanto possibile, rimosse le cause che possano turbare tale sviluppo. Soprattutto nel caso del cosiddetto “occhio pigro” è fondamentale una diagnosi precoce, in quanto le possibilità di recupero dell’occhio ambliopico mediante apposita terapia decrescono in maniera proporzionale all’età del soggetto.